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Cosa facciamo

Sotto un torrione del quadrilatero, un pomeriggio di inizio estate, i docenti e i detenuti della “Compagnia Teatrale Alta Sicurezza” portano in scena Petrolini e danno appuntamento al pubblico per la prossima Giornata della Memoria, quando verrà presentato, come ogni anno, il nuovo spettacolo sull’Olocausto.
Nel meraviglioso cortile, che racchiude la torre del Maschio, voluta da Lorenzo il Magnifico come simbolo della sottomissione delle città alla dominazione dei Medici, una sera di inizio agosto Don Ciotti parla di legalità e di lotta a tutte le mafie durante una cena a favore di Libera organizzata all’interno del progetto Cene Galeotte.
In una calda sera di centro agosto la Fortezza si apre alla città e nella splendida corte sotto il bastione del Cassero Giovanna Taviani presenta il suo video Riscatti.
E’ questa idea di carcere aperto alla città, ove si svolgono eventi e momenti di incontro e di confronto, il punto di forza degli interventi, che si portano avanti all’interno della Fortezza.
Carcere come luogo dove incontrarsi e stare insieme.
Carcere quale polo culturale della città.
Carcere come momento in cui i detenuti non sono i destinatari di interventi di solidarietà sociale ma li portano avanti a favore di altri.
Carcere come luogo ove anche i ragazzi di Volterra possono venire a studiare, partecipando ad un corso di studi alberghiero aperto agli studenti esterni e agli studenti detenuti. Carcere, che non si limita ad ottenere servizi dal territorio ma li offre a sua volta, interagendo quotidianamente con le istituzioni, il privato sociale e il mondo del lavoro.
Carcere, che organizza e partecipa a mostre dei complementi d’arredo elaborati dalla Sartoria della Fortezza e allestisce percorsi di agility dog con i cagnolini adottati dal canile municipale con il progetto Cerco un Amico.
Carcere, dal cui portone, ogni mattina, esce un elevato numero di detenuti per andare a lavorare presso le aziende della zona o per dedicarsi al volontariato all’interno di specifici centri o servizi, per poi far rientro alla sera, dopo una giornata di lavoro ma trascorsa anche a contatto dei familiari ormai trasferitisi a Volterra.
“Finalizzare l’esecuzione della pena a chiari fini di risocializzazione corrisponde per lo Stato ad un imperativo di natura etica, la cui osservanza è imposta dallo stesso dettato costituzionale”.
Questa bellissima considerazione di Mario Canepa, Presidente per anni del Tribunale di Sorveglianza di Genova, rappresenta per gli operatori la ratio ispiratrice degli obiettivi da portare avanti.
Non da soli, però, ma insieme con il territorio, che, oggi, si aspetta delle risposte dal carcere e attende di continuare a lavorare in maniera sinergica per affermare una nuova cultura dell’esecuzione della pena, che coinvolga carcere e società in un continuo scambio d’offerte, richieste, possibilità e momenti di crescita a favore dei detenuti. E non solo.
 

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